Un concorso per continuare a ricordare Eleonora Laterza attraverso la sua passione più cara: quella per la poesia e il componimento letterario

Per te Eleonora, che questo giorno possa essere sempre portatore di un pensiero di gratitudine che vola a te.

Delfine Anna 2020 Ragazzi Testo

Intini Anna Maria 2020 Giovani Poesia

Maggipinto Tiziana 2020 FuoriClasse Poesia

Monopoli Laura 2020 Ragazzi Poesia

Nocera Lucia 2020 Giovani Testo

Pesce Carlotta 2020 Junior Testo

Rosa Caramia 2020 Fuori Classe Testo

Valente Alisia 2020 Junior Poesia

2020 splendi con T

I vincitori 2020 del Concorso letterario Eleonora Laterza

«Maestra ho vinto, ma non te lo posso dire»

È circolata così, anche per i premiatori, la notizia della serata conclusiva del Concorso Eleonora Laterza che, alla sua decima edizione, si è svolta nel chiostro comunale alla presenza dei vincitori accompagnati solo dagli stretti congiunti nel rispetto delle normative anti Covid.

La cerimonia dell’edizione 2020 intitolata “E tu splendi invece!” ed ispirata dalle parole di Pier Paolo Pasolini, era attesa già per maggio, ma ha potuto splendere solo a fine novembre con la semplice consegna dei premi.

Non è mancata tuttavia l’emozione per Laura Monopoli e Anna Delfine nel ricevere la targa di merito rispettivamente per miglior Poesia e miglior Testo Ragazzi dalla maestra Stefania Grittani e dall’insegnante Fausta Martellotta in rappresentanza dell’IC Minzele-Parini.

Nella categoria Junior è stata la professoressa Marianna Buttiglione, dirigente dell’IC De Gasperi Stefano da Putignano, a consegnare l’attestato speciale per la Poesia a Alisia Valente, mentre Carlotta Pesce ha ricevuto il suo riconoscimento per il miglior Testo dall’insegnante Mariella Pagliarulo.

Intini Anna Maria ha ricevuto il primo premio per la poesia Giovani dalla professoressa Daniela Menga dirigente dell’IISS Majorana Laterza. Nella stessa categoria il miglior Testo è risultato essere quello di Lucia Nocera che ha ottenuto la sua onorificenza dalla assessora alla cultura del comune di Putignano Rossana Delfine che, con il consigliere Giandomenico Genco, a nome della amministrazione ha consegnato anche una pergamena a ciascun vincitore della serata.

Non sono mancati i premi nella categoria Fuori Classe per tutti gli adulti che continuano a condividere la passione per lo scrivere che era tanto cara ad Eleonora Laterza e qui sono stati Don Peppe, vicario zonale e presidente della Caritas San Pietro Apostolo a porgere l’attestato speciale a Tiziana Maggipinto per rendere merito alla sua Poesia, e Marilena Gigante, presidente della Associazione Eleonora Laterza, a consegnarlo a Rosa Caramia per un Testo molto sentito dedicato a suo padre.

A differenza degli altri anni non si è potuta dare lettura pubblica degli elaborati vincitori, ma Francesco Russo, giornalista che ha sempre sostenuto questa iniziativa, ha promesso che a breve renderà disponibili i file con la sua audio lettura di tutti i brani vincitori. Il direttivo della Associazione Eleonora Laterza  e l’amministrazione comunale saranno lieti di pubblicarli sul sito https://concorsoeleonoralaterza.wordpress.com/ e sulla pagine social della biblioteca per offrire a tutti la possibilità di ascoltare e leggere le parole di speranza  e di luce che sono riuscite a splendere in questo periodo nonostante tutto.

L’associazione Eleonora Laterza si attiverà nei prossimi giorni per consegnare a tutti i partecipanti l’attestato promesso.

2020 splendi- 4 loghi proroga.jpg

Eccoci finalmente qui con il nuovo manifesto e il bando completo! Scaricate e condividete questa avventura con tutti gli appassionati di scrittura che conoscete!

Quest’anno le novità sono tante, diamo il benvenuto all’I.I.S. Da Vinci di Noci come scuola promotrice del nostro concorso e a DART di Olimpia Pascale come luogo in cui la scrittura incontra il mondo del teatro.

Il tema di quest’anno nasce dalle parole di Pier Paolo Pasolini che abbiamo già riportato qui, ma sul bando trovate una spiegazione più rapida e coerente al tema. Che altro aggiungere? Per saperne di più non vi resta che scaricare il modulo, il bando e scoprire quanto è semplice partecipare … sin da subito!

Link diretto al bando completo: bando 2020 Concorso Eleonora Laterza

Il modulo di partecipazione ufficiale è qui: modulo di partecipazione 2020

Se invece volete farvi ispirare dal video con cui abbiamo annunciato il tema durante la serata di premiazione, eccolo:

2020 splendi con T

Riportiamo qui di seguito un estratto della lettera dedicata a Gennariello, da cui ci siamo lasciati ispirare per l’edizione 2020 del Concorso Eleonora Laterza.

Il nuovo titolo sarà “E tu splendi invece!” e potete scoprire subito qualcosa in più, se date una occhiata alle parole con cui già Pier Paolo Pasolini ha delineato questo fenomeno…

Lo riportiamo qui di seguito per facilitarvi nella ricerca.

 

§

Pier Paolo Pasolini, Gennariello, da “Lettere Luterane”, Torino, Einaudi, 1970

Se è giusta la mia ipotesi che nella categoria dei tuoi coetanei «obbedienti» trovino posto, e per primi, «coloro che erano destinati a morire» – cioè coloro che la scienza medica ha salvato dalla «mortalità infantile», e sono quindi dei «sopravvissuti» – quale è la loro funzione pedagogica nei tuoi riguardi? Che cosa ti insegnano col semplice loro essere e comportarsi?  La loro caratteristica prima – ti ho detto – è il sentimento inconscio che il loro essere venuti al mondo sia stato particolarmente indesiderato. Il sentimento inconscio di essere «a carico» e «in più». Ciò non può che aumentare immensamente la loro ansia di normalità, la loro adesione totale e senza riserve all’orda, la loro volontà non solo di non apparire diversi ma nemmeno appena distinti. Dunque ciò che essi prima di tutto ti insegnano è vivere il conformismo aggressivamente: cosa questa che – come vedremo – ti è insegnata da quasi tutte le categorie dei tuoi coetanei «obbedienti». E dunque la analizzeremo meglio andando avanti col nostro discorso.

Vorrei invece soffermarmi su tre punti privilegiati del loro insegnamento pragmatico (e dunque tanto facilmente assimilabile).

Essi ti insegnano: primo, la rinuncia: rinuncia resa assoluta, abitudinaria, quotidiana dalla mancanza di vitalità, che in essi è un dato di fatto reale, fisico, ma che in altri (come in te), può essere una tentazione. Essi dovevano morire; o meglio, in altre circostanze sociali, sarebbero di sicuro morti. Essi devono istintivamente ridurre al minimo lo sforzo per vivere: il che in termini sociali significa appunto rinuncia. È vero che come dice un mio amico di Chia – un ragazzetto che ricorda i proverbi dei vecchi – «il mondo è dei bravi, e i cojoni se lo godono». È una delle più grandi verità che le mie orecchie abbiano mai ascoltato. Tuttavia, io, vecchio borghese razionalista e idealista, cioè «bravo», continuo sempre a detestare con tutte le mie forze lo spirito di rinuncia. Che è poi ansia di integrazione e qualunquismo. Non temere di essere ridicolo: non rinunciare a niente. Lascia che i cojoni si godano il mondo, e invidia pure come me, struggentemente, per tutta la vita, la loro felicità.

La seconda cosa che i «destinati a morire» ti insegnano è una certa obbligatoria tendenza all’infelicità. Tutti i giovani di oggi – tuoi coetanei – hanno l’imperdonabile colpa di essere infelici. A quanto pare, non ci sono più cojoni: se non a Napoli o a Chia. Tutti sono bravi: e dunque tutti hanno la loro brava faccia infelice. Essere bravi è il primo comandamento del potere dei consumi (nel cui universo mentale e di comportamento tu, povero Gennariello, sei nato): bravi cioè per essere felici (edonismo del consumatore). Il risultato è che la felicità è tutta completamente falsa; mentre si diffonde sempre di più una immediata infelicità. Sappi, invece, Gennariello, che, contrariamente al proverbio sublime di Chia, c’è anche una felicità dei bravi. Il proverbio di Chia dice infatti che «il mondo è dei bravi», alludendo decisamente al possesso, al potere. Ma allora va aggiunto che oltre al possesso del mondo da parte dei padroni, c’è anche un possesso del mondo da parte degli intellettuali, e questo è un possesso reale: com’è del resto quello dei cojoni. Si tratta soltanto di un diverso piano culturale. È il possesso culturale del mondo che dà felicità. Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro.

La terza cosa che ti viene insegnata dai «destinati a morire» è la retorica della bruttezza. Mi spiego. Da alcuni anni i giovani, i ragazzi fanno di tutto per apparire brutti. Si conciano in modo orribile. Fin che non sono del tutto mascherati o deturpati, non sono contenti. Si vergognano dei loro eventuali ricci, del roseo o bruno splendore delle loro gote, si vergognano della luce dei loro occhi, dovuta appunto al candore della giovinezza, si vergognano della bellezza del loro corpo. Chi trionfa in tutta questa follia sono appunto i brutti: che sono divenuti i campioni della moda e del comportamento. I «destinati a essere morti» non hanno certo gioventù splendenti: ed ecco che essi ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece, Gennariello.

Ho imperversato un po’ contro questi «destinati a esser morti», col rischio di apparire un po’ vile e razzista: di creare cioè una categoria di persone da proporre alla condanna. No. Tra i «destinati a esser morti» ci sono esseri adorabili per lo meno come te, cosi vistosamente destinato alla vita. Se ho polemizzato con particolare violenza contro gli insegnamenti che ti impartiscono i «destinati a esser morti», è perché ho preso questa categoria a simbolo della media: media che ti insegna, appunto, queste stesse cose, e senza quel tanto di disperato che le corregge, le giustifica, le rende umane.

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